Una eccessiva sensibilità al nichel si manifesta generalmente come sovraccarico infiammatorio: cefalea, reflusso gastro-esofageo, ma soprattutto dermatite atopica e disidrosi, cioè pelle secca, fessurata, a bollicine. Insomma i segni di un organismo che deve gestire (e cerca di eliminare) un grosso carico estraneo.
Il sale (cioè il cloruro di sodio, il normale sale da cucina) è presente per natura nel nostro corpo e in numerosi alimenti, quindi non potrà mai essere “eliminato” (sarebbe un guaio) però, molto spesso, è bene controllarlo. L'Organizzazione Mondiale della Sanità indica come dose ideale 1 grammo al giorno, mentre nei paesi avanzati la dose media è di quasi 15 grammi al giorno. L'eccesso di sale si vede subito nell'ipertensione. Una persona che ha troppo sale in circolo ha le caviglie gonfie, può respirare a fatica (asma), insomma trattiene troppa acqua. Ad esempio chi soffre di sindrome premestruale (buon esempio di liquidi trattenuti) sa che può perdere più di un chilo (di liquidi) da un giorno all'altro.
La situazione si complica quando una persona è ipersensibile anche ai salicilati naturali, che sono presenti in molta frutta e verdura. C'è facilità a sanguinare (un classico dei salicilati, come l'aspirina), c'è asma e orticaria - immediata o cronica - e, stranamente, gli analgesici funzionano al contrario.
Chi ha queste intolleranze è gonfio, pesante; l'asma da ipertensione si somma al respiro pesante dei salicilati, il respiro fatica il doppio. La pelle è irruvidita dal nichel e irritata dall'orticaria, le gengive e le mucose sanguinano. Quando questa persona ha mal di testa e prende un antidolorifico, sta peggio.
È impossibile evitare integralmente il contatto col nichel. L'obiettivo, ideale, è di starne lontani il più possibile. Più realisticamente significa impostare una dieta di controllo riducendo l'apporto degli alimenti che ne contengono di più (cacao, pomodoro, pera...) e facendoli ruotare in modo da non “sovraccaricare” l'organismo.
Anche i salicilati, che sono naturalmente presenti in molti alimenti, non si eliminano: basta controllarli, seguendo le indicazioni “di livello” fornite dal medico.
In entrambi i casi e a giudizio del medico, è possibile anche integrare efficacemente la dieta con i vaccini iposensibilizzanti a bassa dose, che consentono un contatto più agevole con alimenti e oggetti che ne contengono.
Per il sale le cose sono un filo meno semplici. Moltissimi alimenti pronti, anche quelli più insospettabili come i dolci, contengono dosi di sale che faremmo assolutamente bene a evitare. Un etto di prosciutto contiene 5 g di sale, d'accordo, ma quanti sanno che un etto di pane ne contiene 4 grammi?
Tenere sotto controllo i salicilati non è un problema, basta far ruotare gli alimenti che ne contengono di più, evitando di mangiarli sempre tutti nello stesso giorno.
Per il nichel, il problema chiave sono i grassi industriali (idrogenati e non). La via d'uscita è prepararsi i cibi in casa utilizzando solo olio buono (di oliva, o di singolo seme) a crudo. Meglio anche evitare i cibi in scatola (banda stagnata) e usare, invece, le confezioni in vetro.
Per il sale, soprattutto all'inizio, è bene partire con una sana dose di scetticismo nei confronti di qualsiasi cibo confezionato. Poi bisogna mettere in conto qualche giorno di adattamento, prima che il gusto si sintonizzi sui nuovi livelli di sapore. C'è chi dopo aver ridotto il sale per motivi di salute non lo ha più ripreso, perché il cibo è più buono.